Il settore del gioco in Italia affronta incertezze per lo stallo normativo

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Regulatory-stalemate-threatens-Italys-gambling-sector-warns-trade-body-coverIl settore italiano del gioco regolamentato rischia di subire ulteriori difficoltà a causa dei continui ritardi normativi e delle politiche locali non uniformi che continuano a ostacolarne lo sviluppo. È quanto ha sostenuto EGP-FIPE durante un’audizione presso il Senato italiano.

L’associazione, che rappresenta gli operatori del gioco pubblico all’interno della Federazione Italiana Pubblici Esercizi aderente a Confcommercio, ha utilizzato l’incontro davanti alla Commissione Affari Costituzionali per evidenziare come il quadro normativo del gioco legale abbia raggiunto una fase critica. Secondo l’organizzazione, l’attuale contesto indebolisce gli strumenti di tutela dei consumatori e crea condizioni favorevoli alla crescita dell’offerta non regolamentata.

Il confronto arriva mentre il riordino del comparto terrestre continua a rimanere irrisolto. La bozza di decreto attuativo collegata alla delega fiscale non ha completato il suo iter prima della scadenza della delega stessa, lasciando aperte diverse questioni centrali, tra cui le regole sulle distanze tra i punti gioco e luoghi considerati sensibili, come scuole e strutture assistenziali.

L’associazione denuncia la frammentazione delle regole

Secondo EGP-FIPE, anni di proroghe delle concessioni e la sovrapposizione di norme regionali e comunali hanno creato una situazione che rende difficile per gli operatori programmare investimenti e attività future. L’associazione ritiene che l’assenza di una strategia nazionale condivisa abbia generato una fase di incertezza per l’intero mercato legale.

Nel corso dell’audizione, il presidente di EGP-FIPE Emmanuele Cangianelli ha descritto gli effetti dell’attuale struttura normativa:

«Il sistema è fermo tra proroghe e regole territoriali non omogenee. Questo blocco impedisce una pianificazione seria della rete e indebolisce proprio gli strumenti di tutela che si vorrebbero rafforzare. Senza un quadro nazionale coerente, la prevenzione perde efficacia e cresce lo spazio dell’offerta non controllata».

Le stesse preoccupazioni sono emerse anche nelle dichiarazioni rilasciate successivamente all’audizione, nelle quali Cangianelli ha sottolineato come gli approcci regionali differenti abbiano indebolito l’organizzazione della rete autorizzata e ridotto l’efficacia delle iniziative di prevenzione.

Per EGP-FIPE, il problema non riguarda esclusivamente la distribuzione delle competenze tra Stato ed enti locali. L’associazione individua soprattutto la mancanza di un modello di governance coordinato, capace di garantire regole omogenee sull’intero territorio nazionale.

L’organizzazione ha inoltre evidenziato che l’accumulo di regolamenti locali sopra la normativa nazionale esistente ha creato difficoltà operative per gli operatori autorizzati e complicato la pianificazione a lungo termine.

Le limitazioni territoriali al centro del dibattito

L’associazione ha criticato anche alcune misure introdotte da numerosi comuni, in particolare i distanziometri e le limitazioni agli orari di apertura.

Secondo EGP-FIPE, queste politiche non hanno prodotto una riduzione significativa dei problemi legati al gioco. Al contrario, l’associazione ritiene che abbiano favorito lo spostamento dei giocatori verso canali online o verso offerte non autorizzate, dove i controlli risultano più limitati.

Cangianelli ha dichiarato:

«L’evidenza è che dove si restringe in modo rigido l’offerta fisica non si riduce il problema, ma si sposta. Il gioco si orienta verso l’online o verso il sommerso, dove il controllo è nullo. Questo rende gli strumenti territoriali poco efficaci rispetto all’obiettivo dichiarato e introduce distorsioni pesanti sul piano della legalità e della sostenibilità della rete autorizzata».

Argomentazioni simili sono emerse anche in altre discussioni sul settore del gioco in Italia. Recentemente, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) ha chiesto al governo di riconsiderare le restrizioni pubblicitarie sulle scommesse. Il presidente uscente della FIGC, Gabriele Gravina, ha definito il divieto introdotto nel 2018 su pubblicità e sponsorizzazioni del gioco come largamente inefficace nel contrastare il gioco illegale e quello minorile, richiamando le conclusioni di una relazione parlamentare del 2022.

Richiesta di strumenti di prevenzione coordinati a livello nazionale

Pur criticando l’attuale assetto normativo, EGP-FIPE ha richiamato l’attenzione su diversi strumenti di gioco responsabile già disponibili o in fase di sviluppo.

L’associazione ha indicato sistemi di autoesclusione, monitoraggio dei comportamenti di gioco e soluzioni tecnologiche di controllo come strumenti potenzialmente utili per rafforzare la prevenzione. Tuttavia, ha avvertito che tali iniziative richiedono un’applicazione uniforme in tutto il Paese per produrre risultati concreti.

Secondo Cangianelli:

«Serve una governance chiara. Le Regioni possono avere un ruolo, ma dentro una pianificazione nazionale condivisa. In caso contrario, si continuerà a sommare interventi parziali che non risolvono il problema e rendono instabile l’intero sistema concessorio».

L’associazione ha ribadito la stessa posizione nel comunicato diffuso dopo l’audizione al Senato, sostenendo che anche gli strumenti di prevenzione più avanzati rischiano di produrre risultati limitati o disomogenei senza una cornice nazionale stabile.

L’Italia resta uno dei principali mercati europei

Nonostante il dibattito normativo in corso, il mercato italiano del gioco continua a essere uno dei più rilevanti in Europa. Il settore opera sotto la supervisione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e genera importanti entrate fiscali per lo Stato.

Negli ultimi dieci anni il comparto online ha registrato una forte crescita, mentre le attività terrestri hanno dovuto confrontarsi con controlli locali sempre più stringenti. Le riforme normative hanno introdotto una nuova struttura concessoria che ha ridotto il numero dei domini operativi, passando da oltre 400 domini a 52 concessioni entro novembre 2025.

Gli osservatori del settore hanno rilevato che questa riorganizzazione ha concentrato la presenza sul mercato in un numero più ristretto di operatori. Nonostante ciò, l’Italia continua a occupare una posizione di primo piano tra i mercati europei del gioco per volume di raccolta e contributo fiscale, con circa 364 milioni di euro generati dalle concessioni entro la fine del 2025.

Mentre prosegue il confronto sulle future riforme, EGP-FIPE continua a sostenere che un approccio coordinato a livello nazionale rappresenti la condizione necessaria per garantire tutela dei consumatori, sostenibilità del mercato legale e un controllo efficace dell’attività di gioco.

Fonti:

“Giochi pubblici, EGP-FIPE al Senato: ‘Stallo normativo e regole locali frammentate. Così cresce il gioco non controllato [PDF]’”, egp-fipe.it, 9 giugno 2026

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