In discussione il taglio del 32% del personale del Casinò Campione d’Italia

A Campione continuano a discutere la possibilità di un licenziamento collettivo di 156 dipendenti. Ieri si è tenuto un incontro tra l’Amministratore Unico del Casinò Marco Ambrosini, il sindaco Roberto Salmoiraghi e le Organizzazioni sindacali in cui è stata discussa la procedura che prevede il taglio del 32% del personale. A questo proposito, La Regione ha anticipato come esattamente avverranno i tagli settore per settore.

La scorsa settimana si è tenuta un’assemblea dei soci in cui è stato deliberato un piano che prevede 156 esuberi. Attualmente presso il Casinò Campione d’Italia lavorano 492 dipendenti, quindi si tratta di un taglio del 32%.

Secondo il sindaco questa è una misura dolorosa ma necessaria, perché in gioco c’è la sopravvivenza dell’enclave e se questo è l’unico modo per assicurare al Comune i proventi che garantiscono l’equilibrio di bilancio, dovrebbe procedere.

Salmoiraghi ha espresso la speranza che saranno trovati gli accordi in modo che nessuno rimanga a casa. Tuttavia, secondo quanto spiegato dal sindaco, bisogna mettere in equilibrio il sistema Campione e questo può essere fatto solo riducendo i costi sia del Casinò, che del Comune e aumentando i ricavi della casa da gioco.

A gennaio la Procura di Como ha chiesto il fallimento della casa da gioco e l’istanza sarà messa in discussione il prossimo 12 marzo presso la Corte dei Conti. Secondo quanto riportato da Salmoiraghi questa è la scadenza entro la quale si dovrebbero trovare le soluzioni meno dolorose possibili.

Nel corso di un incontro con Marco Ambrosini, la Rsu del Casinò ha ribadito la necessità di estendere l’attuale accordo sulla riduzione dei costi del lavoro e ha chiesto un tavolo negoziale in cui discutere il futuro del Comune e del Casinò.

I sindacati annunciano lo stato di agitazione

In risposta alla discussione di ieri, la Rsa e le segretire di Ugl Terziario, Fisascat Cisl e Snalc Cisal hanno dichiarato lo stato di agitazione presso il Casinò, apprendiamo da GiocoNews. In una nota i sindacati hanno annunciato che dopo il fax ricevuto in cui è stata comunicata l’apertura della procedura di licenziamento collettivo rifiutano di attendere il confronto con la proprietà che doveva tenersi prima dell’apertura di tale procedura.

I sindacati evidenziano inoltre la continua mancanza di interesse per quanto riguarda i vari solleciti di produzione in tempi utili per una discussione pacifica dei documenti necessari per poter affrontare il rinnovo dell’accordo di riduzione e la mancanza di informazioni sul pagamento della restante parte della 13esima mensilità, che non è stata ancora versata ai lavoratori.

Inoltre, la Rsa e le tre sigle hanno fatto sapere che convocheranno al più presto un’assemblea dei lavoratori per discutere le ulteriori azioni da intraprendere. La lettera ha preannunciato la mancata di presenza all’incontro con Salmoiraghi prevista per ieri, perché lo stesso è una ‘presa in giro dei lavoratori e delle Ooss che li rappresentano’. Infine, i sindacati hanno informato che a tempo debito attiveranno gli incontri previsti dalla legge 223/91 per una procedura di licenziamento collettivo.

Come avverranno i licenziamenti settore per settore

Secondo quanto emerso su La Regione, il piano presentato da Ambrosini prevede 156 esuberi su 492 dipendenti. Il personale amministrativo sarà diminuito di 42 persone su 183, per gli ausiliari sono previsti 28 esuberi su 53, per i giochi 48 esonerati su 217 e per la ristorazione 38 licenziamenti su 38. Si pensa inoltre all’esternalizzazione del servizio.

La direzione generale scenderà da 5 a 3 persone, la direzione giochi sarà tagliata da 6 a 5 dipendenti e il settore acquisti sarà decurtato da 7 a 4 addetti. Per il reparto amministrazione e risorse sono previsti 4 esuberi. I dipendenti che lavorano ai tavoli verdi saranno tagliati di 48 unità su 121,quelli che lavorano alle slot e alle casse passeranno da 83 a 20. Il servizio di supporto ai giochi sarà scenderà a 22 persone.

L’alternativa ai licenziamenti è un ulteriore taglio degli stipendi del 40%, una soluzione che senza dubbio non sarà approvata dai sindacati.

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