Le tensioni tra azienda e sindacati presso il Casinò di Venezia nel 2017

Con la fine dell’anno è arrivato il tempo in cui si fanno i resoconti e le analisi degli ultimi dodici mesi. Ogni azienda deve rendersi conto dei positivi e negativi ottenuti durante l’esercizio appena passato e fare le opportune conclusioni per assicurarsi un buon futuro.

Anche i casinò italiano non fanno un’eccezione. Nel presente articolo ci fermiamo su una delle quattro case da gioco italiane – quella a Venezia – e il suo andamento nel corso dell’anno. Il 2017 è stato pieno di tensioni e agitazioni tra sindacati e azienda, mentre molte questioni sembrano ancora aperte. Cerchiamo di sintetizzare l’accaduto nei seguenti paragrafi.

L’uscita di Eros Ganzina e la presentazione del ‘Piano di azione’

Il 31 gennaio in una nota è stato comunicato che Eros Ganzina ha lasciato la sua carica di Direttore Generale del Casinò. La sua uscita anzitempo è stata sottoscritta dal presidente Maurizio Salvalaio, dagli avvocati Perulli e Grandese e da Ganzina stesso.

Il dirigente aveva assunto la carica con l’obiettivo principale di aiutare il Casinò a migliorare la performance finanziare. Tuttavia, la casa da gioco ha chiuso il 2016 con lo stesso risultato come nel 2015, vale a dire con ricavi di 102 milioni di euro, che è stato 3 milioni sotto le previsioni.

Ancora nel 2015 il casinò aveva registrato un passivo di 7 milioni di euro più un calo delle entrate e vari debiti. È stato quindi approvato un piano triennale di ripresa per il periodo 2015-2017. Purtroppo la nuova amministrazione non è riuscita a migliorare la situazione e i sindacati hanno insistito a un tavolo di confronto finché non venisse presentato un piano che garantisse l’esito positivo dalla crisi.

Il 20 febbraio ai sindacati è stato presentato il piano industriale con le proposte misure relative alla situazione aggravata della casa da gioco. Alla stessa riunione è stato annunciato che Alessandro Cattarossi avrebbe sostituito Ganzina al posto di Direttore Generale. La mossa non è stata molto sorprendente, in quanto il nome di Cattarossi circolava già nei media dopo l’uscita dell’ex dirigente.

Inoltre è stato annunciato che il co-direttore di Casinò di Venezia Gioco SpA, Matteo Santini, avrebbe assunto la carica di Direttore Giochi.

Il suddetto Piano di ristrutturazione è stato chiamato ‘Piano di azione‘ è stato presentato dall’assessore al Bilancio e alle Partecipate Michele Zuin e dal sindaco Luigi Brugnaro. Il documento ha previsto il miglioramento della produttività attraverso, nuovi orari, una revisione degli accordi sindacali e la maggiore flessibilità.

Il piano doveva essere esaminato entro 40 giorni e andava applicato entro 30 giugno 2017. Se il piano non veniva approvato, si dovevano discutere misure più drastiche, tra cui esuberi o chiusura di Ca’ Vendramin, dove lavoravano un terzi dei dipendenti. Il costo del personale era stimato a 41 milioni di euro per 538 dipendenti, 27,6 milioni dei quali per la sede a Ca’ Noghera.

La ricapitalizzazione di Cmv S.p.A

All’inizio di maggio è stato approvato l’aumento del capitale sociale di Cmv S.p.A., l’azienda il cui capitale sociale è interamente controllato dal Comune di Venezia. Da una parte per la Giunta ha ritenuto una tale mossa opportuna per procedere con la ricapitalizzazione di Casinò di Venezia Gioco S.p.A. e dall’altra è stata necessaria per l’attuazione del summenzionato ‘Piano di azione’.

È stato così accettato l’aumento del capitale sociale dell’azienda di un massimo di 7 milioni di euro, che devono essere erogati in rate entro il 31 dicembre 2018.

Va precisato che le normative vigenti non consentivano l’ulteriore ricapitalizzazione dell’azienda fino all’entrata in vigore di un testo che consentiva di avviare il piano di ricapitalizzazione solo a condizione che venisse accompagnato da un piano di ristrutturazione.

Inoltre, per affrontare i passivi della casa da gioco, il Comune ha proposto il taglio dei costi operativi di 5,8 milioni di euro per un periodo di 3 anni, mentre i sindacati hanno presentato un piano che prevedeva i tagli inferiori da 2,8 milioni.

Una settimana dopo l’approvazione della ricapitalizzazione, i sindacati hanno illustrato un’altra controproposta che prevedeva la riduzione dei costi di lavoro del 10%, vale a dire tra 3,5 e 3,8 milioni di euro. Inoltre i rappresentanti sindacali hanno chiesto la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’esodo dei dipendenti che stavano per andare in pensione.

Tra le proposte è stata anche l’istituzione di un’unica sede con migliore collocazione per mantenere il prestigio della casa da gioco e aumentarne la redditività. È stata ritenuta fondamentale anche l’ottimizzazione operativa della sede di Ca’ Vendramin con diverse attività di marketing per attirare turisti e nuova clientela.

La ricpatalizzazione è stata votata e approvata dal Consiglio comunale il 24 maggio 2017. In quel momento il ‘Piano di azione’ è stato ancora oggetto di varie discussione. Dopo il fallimento delle trattative, la società ha annullato il vigente contratto di lavoro dei dipendenti per sostituirlo con un nuovo, entrato in vigore il 1° luglio 2017.

I mesi di sciopero

Sempre il 1° luglio è stato organizzato uno sciopero dai sindacati, che si è trasformato in una serie di proteste. Ogni giorno dal 4 al 31 luglio, dall’1:30 alle 06:00 di mattina i dipendenti che lavoravano con i clienti hanno protestato e i restanti impiegati si astenevano dal lavoro nelle ultime due ore del loro turno.

Intanto, circa 200 dipendenti hanno fatto un ricorso al Tar per bloccare la delibera del Consiglio relativa alla ricapitalizzazione e al nuovo contratto di lavoro. Poco dopo, con il termine del mese di luglio, in un’assemblea è stato deciso di continuare gli scioperi anche tra il 6 e il 24 agosto.

È arrivato il periodo più affollato dell’anno e dopo aver chiesto le ferie dal 14 al 16 agosto, i dipendenti del casinò hanno boicottato il lavoro a Ferragosto. È stata chiusa la sede a Ca’ Vendramin e quella a Ca’ Noghera è rimasta operativa. L’amministrazione invece ha promosso ingresso gratuito più ticket omaggio per le slot per garantire l’apertura della sede.

Più tardi lo stesso mese lo sciopero è continuato con diversi orari. Dal 18 al 24 agosto la divisione tessere non è stata attiva dalle 17:30 alle 19:00 e i restanti reparti hanno continuato ad astenersi dal lavoro nelle modalità previste. Intanto, in una lettera aperta a Luigi Brugnaro, i sindacati hanno dichiarato la propria disponibilità per un tavolo di confronto, in cui discutere le questioni importanti.

Il 13 novembre si è tenuto una tale riunione relativa al contratto collettivo, in cui i sindacati hanno presentato le loro proposte. Tuttavia nonostante gli sforzi, sembra che raggiungere un consenso rimanga un’impresa molto difficile. La questione resta quindi aperta e forse vedremo qualche risoluzione ai problemi nel nuovo anno.

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