Quanto problematico è il gioco d’azzardo in realtà?

Da anni, i mezzi di informazione pubblicano varie informazioni sul fenomeno della cosiddetta ludopatia o Gioco d’Azzardo Patologico (GAP). Il problema è diventato di primo piano dopo che vari studi hanno dimostrato che una grande percentuale di italiani giocano d’azzardo. Allo stesso tempo, il gaming è un settore da miliardi di euro, che sta crescendo a livello globale e sempre più persone possono permettersi di tentare la fortuna in un modo o nell’altro.

Della diffusione del gioco d’azzardo si può parlare molto. Da una parte, dopo la recessione nel 2009 e la conseguente crisi, molte persone hanno dovuto ricorrere proprio ai giochi d’azzardo per assicurarsi un reddito aggiuntivo. Si dice che in tempi di crisi il gioco d’azzardo sia uno dei settori più fiorenti.

D’altra parte, dobbiamo mettere in rilievo anche lo sviluppo della tecnologia negli ultimi anni. Grazie agli smartphone e ai tablet, le persone hanno accesso a Internet in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Per soddisfare la domanda crescente, gli operatori investono un sacco di soldi nell’ottimizzazione dei propri prodotti e ampliano la propria offerta per attirare nuovi clienti. Molti di loro offrono servizi sia attraverso la loro rete fisica che online e giocare online è il modo più semplice e più conveniente per sfidare la fortuna.

Come si dice, tutto è bene quel che finisce bene, e il gioco d’azzardo è un fenomeno che senza dubbio può farti finire male. È un fatto indiscutibile che giocando molte persone potrebbero sviluppare dipendenza e sprecare ingenti somme di denaro nel tentativo di vincere. Si ritiene che, nonostante le numerose misure di sicurezza, quale la verifica dell’età attraverso l’invio di carte d’identità e le varie opzioni per l’auto-esclusione, ci sia ancora una grande percentuale di persone a rischio, compresi i minori.

Anche il mercato italiano, sia pure regolamentato, è un oggetto di numerose discussioni in materia di ludopatia. Dall’altra parte, il gioco d’azzardo è un’industria e come tale contribuisce notevoli entrate alle casse statali e al PIL del paese. Quindi da un lato abbiamo gli operatori che sono interessati a generare le relative raccolte e profitti, dall’altra abbiamo lo Stato, che dovrebbe regolamentare il mercato e garantire il rispetto delle norme e prendere misure nei confronti del gioco patologico.

Sorge la questione quale percentuale dei cittadini e dei giocatori italiani sono effettivamente colpiti dal gioco problematico? Recentemente, dopo che si è sentito parlare molto sul cattivo impatto e sulla diffusione crescente di questo ‘cancro’ nella società, è stato reso pubblico un rapporto commissionato dalla società di gioco d’azzardo spagnola Codere e effettuato dalla Fondazione Bruno Visentini. I risultati della ricerca hanno mostrato che solo lo 0,9% dei giocatori hanno sviluppato un comportamento problematico. Va precisato che si tratta di cittadini tra i 18 e 75 anni, il 44% dei quali hanno ammesso di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno.

In confronto, l’anno scorso sono state diffuse certe stime, secondo i quali 30 milioni dai cittadini adulti in Italia (il 70% della popolazione) giocano d’azzardo. È stata diffusa l’informazione che nel 2015 il 54% degli italiani hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Ciò senza contare il settore grigio. Secondo i dati riportati, i giocatori problematici hanno rappresentato dall’1,3% al 2,8% della popolazione italiana. Un milione dei nostri connazionali sono stati considerati compulsivi e altri 2,5 milioni sono stati quei problematici in quanto hanno investito consistenti somme nel gioco.

Recentemente, GiocoNews ha pubblicato i risultati dello studio ESPAD 2016, secondo i quali l’anno scorso c’è stato un calo del numero dei giocatori minori. La ricerca ha riportato dati relativi alla diffusione del gioco tra gli studenti di età compresa tra 15 e 19 anni e ha mostrato una riduzione del suo impatto negli ultimi anni. Infatti, nel 2009 il fenomeno ha coinvolto il 47% degli adolescenti giocatori, mentre nel 2011 la percentuale è diminuita al 40%, cioè circa 1 milione di studenti tra 15 e 19 anni.

Inoltre, è stato osservato un calo dei giocatori a rischio con comportamento problematico che dal 14%-15% negli anni 2009/10 sono passati all’11% nel 2016. L’anno scorso i giocatori problematici hanno rappresentato l’8%, in calo dell’1% rispetto agli anni precedenti.

Secondo le stime, il 58% dei giovani giocatori hanno giocato una volta al mese nel corso dell’ultimo anno, mentre il 24% ha scommesso una volta a settimana e il 7% con maggiore frequenza.

Non è chiaro però se la riduzione mostrata dalle cifre è dovuta a una responsabilizzazione più elevata da parte dei minori stessi e dalle loro famiglie o al fatto che il divieto di accessi ai minori è stato rispettato con maggiore puntualità.

Torniamo alla ricerca pubblicata dalla Fondazione Bruno Visentini, che si basa su un simile studio effettuato dall’Università Carlos III di Madrid e comissionata da Codere. I risultati di questa ricerca lasciano l’impressione che il fenomeno della ludopatia non sia tanto diffuso quando ci si aspettava, o almeno che il percentuale dei giocatori problematici rientri nei parametri normali.

José Ignacio Cases, Vice Presidente Fundaciòn Codere ha parlato al convegno tenutosi presso LUISS a Roma in cui è stata presentata la ricerca, ha comunicato Pressgiochi. Lui ha detto che la sua società ha affidato all’Istituto di Politica e Governance la realizzazione di due inchieste nel corso di 8 anni, il che ha permesso di raggiungere alcuni conclusioni con chiarezza. Queste conclusioni rompono gli stereotipi diffusi dai social media, che secondo lui, manipolano la popolazione con lo scopo di aumentare il numero di adesione ai suoi commenti.

Secondo Cases i risultati hanno mostrato che il tempo e il denaro investiti nell’intrattenimento variano in base al benessere e allo stato economico. I giocatori giocano quando possono e in tempi di crisi le somme destinate al gioco diminuiscono, così come succede in altri settori, quale l’alimentazione, i viaggi ecc.

La ricerca ha dimostrato che solo lo 0,1%-0,3% della popolazione adulta in Spagna ha dimostrato un comportamento problematico. Secondo il dirigente il fenomeno è descritto come una malattia importante e a loro parere richiede l’attenzione dei servizi sanitari e sociali. Però ciò non giustifica le persone che affermano che ci sono milioni di malati di ludopatia in Italia o in Spagna. Secondo signor Cases ‘esagerare nei numeri paradossalmente facilita l’allontanarsi dal problema’ e ne rende difficile il contrasto.

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