LeoVegas tenta di informare i politici italiani sui vantaggi della pubblicità al gioco d’azzardo

LeoVegas sta tentando di informare i politici italiani riguardo il lavoro degli operatori autorizzati nei confronti della condizione di responsabilità sociale dei servizi di gioco d’azzardo e ribaltare il divieto imminente di tutte le forme di pubblicità al gioco d’azzardo nel paese, lo ha riferito la società stessa nel suo rapporto Q2, che è stato rilasciato questa mattina.

Un divieto generalizzato delle pubblicità al gioco d’azzardo in Italia è tra le previsioni del cosiddetto Decreto Dignità, che è stato introdotto a giugno dal Vice Primo Ministro Luigi Di Maio ed è attualmente in discussione alla Camera dei deputati. L’atto legislativo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in luglio.

È previsto che il divieto abbia effetto a partire da giugno 2019. Ai sensi dello stesso, saranno vietate tutte le forme di pubblicità al gioco d’azzardo attraverso qualsiasi canale disponibile. Sebbene il divieto non abbia ancora effetto, alcuni dei maggiori mezzi pubblicitari, inclusi Google AdWords e Facebook, hanno già proibito, sulle loro piattaforme, i contenuti pubblicitari del gioco d’azzardo riguardanti l’Italia.

LeoVegas riporta, nel suo rapporto trimestrale, che la situazione attuale in Italia è ancora piuttosto incerta e che si aspettano che questo potrebbe cambiare ulteriormente entro giugno 2019, quando il divieto inizierebbe ad avere effetto.

La società ha aggiunto che crede fermamente che un divieto generalizzato avvantaggerebbe solo le società non autorizzate. LeoVegas è stato tra i più attivi partecipanti al dibattito in corso sulla pubblicità al gioco d’azzardo.

All’inizio di questa settimana, l’European Gaming and Betting Association (EGBA) e l’Italian Online Gaming Association (LOGiCO) hanno inviato una lettera ai politici italiani, per proporre le loro argomentazioni sul perché un divieto totale delle pubblicità al gioco d’azzardo avrebbe ripercussioni sui consumatori e sul mercato regolato in Italia in un modo decisamente negativo.

Le due associazioni evidenziano che, sebbene essi siano favorevoli all’introduzione di misure che vorrebbero frenare la promozione e fornitura socialmente non responsabile di servizi di gioco d’azzardo, credono che un divieto totale avrebbe un “effetto controproducente”. Secondo l’EGBA e LOGiCO, le pubblicità al gioco d’azzardo sono uno dei più importanti vantaggi che gli operatori autorizzati hanno su quelli non autorizzati. In più, si richiede in aggiunta di fornire informazioni su come riferire i problemi dei giocatori d’azzardo alle organizzazioni competenti.

La lettera congiunta recita ancora che un divieto totale delle pubblicità al gioco d’azzardo faciliterebbe gli operatori del mercato nero nel rivolgersi ai consumatori e rafforzare la loro presenza in Italia.

Mercato in salute

A dispetto dell’imminente attuazione del divieto di pubblicità al gioco d’azzardo, il mercato regolato in Italia sembra essere abbastanza sano. Ci sono stati diversi segnali di questa indicazione nelle recenti settimane.

Secondo recenti informazioni rilasciate dall’ente regolatore del gioco d’azzardo in Italia, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM), gli scommettitori italiani hanno fatto puntate per l’ammontare record di €466 milioni durante la Coppa del Mondo in Russia, che rappresenta un incremento del 50% circa dall’edizione del 2014 del maggiore torneo di calcio. È anche importante notare che il dato indicato supera le aspettative, dato che l’industria prevedeva volumi più bassi di scommesse per il fatto che la squadra italiana non partecipava alla Coppa del Mondo quest’anno.

Un’altra cosa importante di cui tenere conto è il fatto che il mercato italiano del gioco d’azzardo ha mostrato una crescita stabile nel decennio passato, ancora secondo i dati ufficiali dell’ADM. Nel 2006, quando l’agenzia pubblicò il suo primo rapporto finanziario, il valore del mercato delle scommesse nel paese era di circa €5.208 miliardi, al netto delle imposte. Nel 2016, il mercato è stato valutato in €9.014 miliardi in termini di entrate generate da operatori regolamentati.

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