L’approvazione del divieto sulle pubblicità di gioco rimandata ai prossimi giorni

Uno dei più discussi temi negli ultimi giorni è stato il Decreto Dignità che prevede il divieto assoluto delle pubblicità sul gioco d’azzardo. Il testo è stato presentato mercoledì al Consiglio dei Ministri ed è stato esaminato in via preliminare. Terminata la sessione del CdM, Luigi di Maio ha confermato che manterranno la loro promessa di bloccare la pubblicità per i giochi e al massimo lunedì o martedì il decreto sarà approvato.

Il suddetto Decreto Dignità prende come riferimento il disegno di legge Baroni-Silvestri e vieta tutte le forme, diretta o indiretta, di pubblicità sui giochi effettuate su qualsiasi mezzo comprese gli eventi sportivi, culturali e artistici, le trasmsissioni televisive e radiofoniche, le affissioni ed Internet, la stampa periodica e quotidiana e le pubblicazioni in genere.

Il divieto entrerà in vigore dal 1° gennaio 2019 e copre anche le sponsorizzazioni di eventi, programmi o servizi e tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, tra cui le citazioni acustiche e visive e la sovrimpressione del marchio, nome, simboli, prodotti o attività.

Sono previste le sanzioni per il 5% dell’importo della pubblicità per un minimo di 50.000€. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli erogherà tali sanzioni e i proventi saranno destinati al Ministero della Salute e il fondo per il contrasto al GAP.

Il divieto sulla pubblicità potrebbe rivelarsi incostituzionale

Il divieto sulle pubblicità di gioco ha sollevato le preoccupazioni di alcuni esperti legali. L’avv. Giulio Coraggio ha allarmato in un’intervista a Pressgiochi, che il blocco delle pubblicità promuoverà il gioco d’azzardo illegale visto che la possibilità di pubblicizzare i propri prodotti è il principale vantaggio degli operatori che sono titolari di una licenza regolare, rispetto agli operatori non autorizzati. Questi ultimi potrebbero commercializzare le proprie attività su siti web affiliati stranieri, mentre i concessionari saranno costretti a rispettare il divieto. Ciò vanificherebbe gli sforzi dell’ADM a regolamentare il settore online.

Inoltre, dal punto di vista giuridico, il divieto è tanto ampio che impedirà qualsiasi comunicazione al pubblico delle attività degli operatori online. A differenza degli operatori che dispongono con una rete fisica dove potrebbero pubblicizzare i propro prodotti, gli operatori online possono farlo solo tramite canali a distanza. Vale a dire che il divieto gli impedirà a svolgere effettivamente le loro attività.

Si potrebbe quindi considerare che gli operatori che sono titolari di una concessione di offrire i giochi regolamentati, hanno pagato per ottenere una tale licenza che stabilisce obblighi in termini di livelli di servizio. Se questi non possono comunicare i propri giochi al pubblico, nemmeno attraverso i loro siti web, sulla base di eventi che non erano in vigore quando hanno depositato la loro domanda di concessione, allora si potrebbe presumere che un termine essenziale delle condizioni di licenza abbia cambiato l’opportunità di rivendicare i potenziali danni.

In questo contesto, il divieto assoluto sulle pubblicità di gioco, rischia di andare oltre ciò che è permesso dalla Costituzione italiana che preserva la libertà di fare affari. Inoltre, il fatto che lo Stato stesso ha deciso di regolamentare il settore del gioco d’azzardo, impostando un regime di licenze, significa che è giunto alla conclusione che il gioco d’azzardo in sé non è dannoso. Al contrario, il divieto impedirebbe agli operatori di gioco online di gestire le propria impresa che è stata espressamente autorizzata dallo Stato che ha concesso una licenza a ciascun operatore.

L’avv. Coraggio ha inoltre segnalato che se gli operatori di gioco online non possono comunicare le proprie attività al pubblico, ciò avrà inevitabilmente un impatto sulle entrate fiscali a beneficio degli operatori non autorizzati. Per di più, gli operatori titolari di una concessione, o che hanno fatto una domanda per ottenerne una, potrebbero presentare una richiesta di rimborso delle tasse di licenza e degli investimenti che porteranno a controversie rilevanti fino alla Corte costituzionale italiana e anche davanti ai tribunali europei, con un potenziale danno che lo Stato dovrebbe rimborsare.Vale a dire che la bozza non ha una copertura finanziaria quindi non può essere approvata.

Coraggio non è stato l’unico ad esprimere le proprie preoccupazioni circa il Decreto Dignità. In una dichiarazione pubblicata su AGIMEG, il principale operatore di gioco LeoVegas ha invitato Di Maio a riesaminare la proposta in quanto la stessa non rispetta la Costituzione e ‘non aiuta in alcun modo a risolvere il problema della ludopatia’. Secondo il concessionario, il divieto non è una soluzione a quello che si può definire come ‘azzardopoli’ senza fare le distinzioni e gli approfondimenti necessari

Inoltre, secondo l’avv. Paolo Leone, citato da AGIMEG, ci sono diversi punti del divieto che si possono esplorare. In primo luogo, dovrebbe essere valutato l’impatto di eventuali controversie relative alla cessazione di contratti pubblicitari o sponsorizzazioni e considerare che si potrebbe sentire anche un impatto sui posti di lavoro.

Inoltre il problema potrebbe avere rilevanza costituzionale laddove è vietato tout court. Il legale ha dato l’esempio con il tabacco, il cui impatto negativo sulla salute è provato scientificamente. Nel caso del gioco non si può parlare di danni alla salute in assoluto, in quanto è dannoso l’abuso e non il prodotto stesso. L’avv. Leone ha concluso che le misure restrittive dovrebbero tenere conto dell’impatto che ne deriva senza pregiudizio e cercando di evitare il ricorso anche contenzioso costituzionale.

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