Circa la metà degli italiani gioca d’azzardo, emerge da un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato i risultati di uno studio il cui principale obiettivo è quello di fornire aggiornamenti scientifici sul disturbo da gioco d’azzardo. Il rapporto contiene vari dati e materiali prodotti all’interno del progetto chiamato ‘Sistema di Sorveglianza Nazionale sul Disturbo da gioco d’azzardo: Progetto Sperimentale” condotto con il supporto finanziario dal Ministero della Salute tra il marzo 2015 e il 2016. Secondo quanto emerge dalle conclusioni della relazione, almeno 1 persona su 2 ha praticato il gioco d’azzardo nell’ultimo anno.

È stata fatta una revisione su 69 studi empirici sul gioco d’azzardo e il gap condotti tra il 2000 e il 2015 in tutto il mondo, che hanno mostrato una diversa divulgazione del fenomeno tra i continenti. In Europa negli ultimi 12 mesi tra lo 0,1% e il 3,4% degli individui ha soddisfatto i criteri diagnostici per gioco problematico.

In Italia, secondo quanto emerso dallo studio condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Centro Nazionale delle Ricerche, che ha valutato il rischio di gioco nella popolazione tra 15 e 74 anni, intorno a 17 milioni di individui hanno giocato con soldi veri almeno 1 volta nell’ultimo anno, di cui 5,5 milioni sono di età tra i 15 e i 34 anni.

Inoltre, circa il 15% dei giocatori ha presentato un comportamento a ‘basso rischio’, il 4% a ‘rischio moderato’e l’1,6% di gioco problematico. Gli uomini hanno mostrato una prevalenza di comportamento di gioco problematico rispetto alle donne.

La percezione del gioco d’azzardo nella popolazione

Una delle attività trasversali del suddetto progetto ha consentito di indagare sulle conoscenze e le opionini della popolazione sul gioco e per individuare quali sono i più popolari giochi d’azzardo tra gli italiani. Tra l’11 dicembre 2015 e il 29 febbraio 2016 sono stati intervistati 3.000 individui di età superiore ai 15 anni, di cui 1.437 maschi e 1.526 femmine. Il 46% dei rispondenti risiede nel Settentrione, il 20% in Italia centrale e il 34% nel Meridione.

Ai rispondenti è stato mostrato un elenco di giochi e gli è stato chiesto quali di questi fossero giochi d’azzardo o meno. Il poker è stato indicato dall’81% degli intervistati, e il video poker dal 79%. Più della metà dei rispondenti, invece, non ha ritenuto che i Gratta e Vinci, il Lotto e il Win for Life rientrassero nella categoria di gioco.

Il 49,7% degli intervistati ha ammesso di aver praticato almeno un gioco negli ultimi 12 mesi dall’intervista. Circa il 32% degli uomini e il 30% delle donne ha acquistato un Gratta e Vinci, il 18% degli uomini e l’11% delle donne hanno giocato al Lotto e/o Superenalotto. Meno del 2% hanno praticato giochi nei casinò, giochi online, VLT e altri giochi nella rete fisica.

Il 11,9% dei giovani tra i 15 e 24 anni hanno effettuato scommesse sportive, l’11,1% hanno giocato a carte, e il 2,6% ha giocato alle VLT. I Gratta e Vinci sono più diffusi tra le persone di età tra 25 e 44 anni (38,5%) e tra 43 e 64 anni (33,2%), segue il Lotto e Superenalotto con rispettivamente il 14,3% e il 17,9%. Il gioco online è più popolare tra le fasce di età tra 15-24 anni (1,1%) e 25-44 anni (1,2%).

Un altro fatto interessante messo in rilievo nel rapporto è che i Gratta e Vinci sono più praticati lungo tutto la penisola, mentre i giochi di carte e le scommesse sportive sono più diffuse nell’Italia centrale e sud Italia. I giocatori del Nord preferiscono il Lotto e Superenalotto, poker, Totocalcio, Totip, Totogol, Corsa Tri e il Bingo in sala.

L’eliminazione dalle slot dai locali pubblici e dai bar (51,8%) e il divieto sulle pubblicità (34,3%) sono stati i più popolari provvedimenti di contrasto al gioco d’azzardo indicati dagli intervistati. Altre risposte popolari sono: le iniziative di prevenzione nelle scuole, la limitazione del tetto massimo delle giocate, la riduzione del numero delle sale ad gioco o degli apparecchi, e altri.

La maggior parte degli intervistati, ovvero il 36,2% dalle donne e il 34 dagli uomini, ha indicato le difficoltà economiche come la principale ragione per giocare. Segue il disaggio sociale (il 32,6% dalle donne e il 31,3% dagli uomini).

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