Casinò Campione d’Italia chiede una proroga di 2 mesi del procedimento relativo all’istanza di fallimento

I legali che rappresentano la società che amministra il Casinò Campione d’Italia hanno depositato una richiesta di proroga del procedimento relativo all’istanza di fallimento avanzata dalla Procura di Como. La procedura era stata sospesa e entro 25 maggio la società ha dovuto presentare il concordato preventivo previsto dall’art. 182 vis della legge fallimentare. I vertici della casa da gioco valdostana hanno chiesto una proroga di due mesi per poter presentare il progetto di ristrutturazione e di risanamento. La decisione definitiva del Tribunale sarà quindi rinviata al prossimo luglio.

Anche se si attende la risposta del Tribunale di Como, è quasi sicuro che l’iter aperto dall’istanza di fallimento per la grave situazione debitoria del casinò di Campione non porterà a nessuna decisione finale nei prossimi due mesi.

L’istanza di fallimento nei confronti della società che amministra il Casinò Campione d’italia è stata presentata dalla Procura di Como il 15 gennaio. Due mesi dopo, il 12 marzo, si è tenuta un’udienza presso il Tribunale di Como, in cui i procuratori hanno depositato una nuova memoria a sostegno della precedente richiesta di fallimento. Il Comune e il Casinò hanno chiesto un rinvio per poter presentare le loro controdeduzioni e spiegazioni sui motivi per cui la casa da gioco non deve fallire. Ciò è dovuto accadere lo scorso 19 marzo.

Intanto, sono state ampiamente discusse le possibilità di riduzione del costo di lavoro in alternativa al licenziamento collettivo di 156 dipendenti. Lo scorso 14 maggio, presso la casa da gioco valdostana si è tenuto un referendum a cui hanno preso parte 428 lavoratori, cioè l’88% degli aventi diritto. Con una maggioranza del 69,63% dei voti, i lavoratori hanno approvato le disposizioni precedentemente accettate dal casinò e dai sindacati. Si tratta di una serie di misure volte alla riduzione dei costi di 18 milioni di franchi all’anno (pari a circa 15 milioni di euro).

Con il referendum, i dipendenti hanno praticamente approvato la riduzione dell’orario di lavoro che porterà al rispettivo riproporzionamento della retribuzione. È stato inoltre previsto un tetto massimo e minimo degli stipendi. Si ricorrà inoltre alla legge Fornero per alcuni lavoratori e al Fondo per l’integrazione Salariale. Secondo quanto accordato da proprietà e sindacati, saranno anche esternalizzate le attività di ristorazione e bar tramite bando.

La Corte di Cassazione respinge il ricorso contro la delibera della Corte di appello di Milano

Verso la fine della settimana scorsa, è emersa un’altra notizia relativa alla casa da gioco valdostana. La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia della Corte di apello di Milano, con cui il casinò era stato obbligato a pagare compenso integrativo a alcuni dei suoi dipendenti, apprendiamo da GiocoNews.

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, i ricorrenti sono stati assunti dalla casa da gioco come tecnici di gioco, inizialmente con contratti a tempo determinato, che sono stati successivamente trasformati in contratti a tempo indeterminato. I lavoratori si sono lamentati del fatto che la loro remunerazione gli era stata pagata non nella misura prevista dal contratto collettivo aziendale del 1990-1992, ma nella misura del 50% a causa del ‘consolidamento successivamente introdotto per i nuovi assunti’.

La vicenda gira intorno al carattere vincolante della cosiddetta ‘ipotesi di accordo’ tra il casinò e Rsu del 30 settembre 2004 e dell’11 luglio 2005 con la quale era stato stabilito il consolidamento del 50% dei bonus precedenti ma solo per i nuovi assunti, assumendo che la suddetta riduzione potesse essere valida solo dopo la firma del contratto aziendale definitivo della società del 13 settembre 2005.

Il Tribunale territoriale ha deliberato che, nonostante l’uso della frase ‘ipotesi di accordo’ nell’intestazione dei verbali, il testo degli accordi e il comportamento delle parti garantiva la loro vincolatività. Non è stato quindi possibile raggiungere conclusioni diverse sulla base dei risultati dell’indagine orale.

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