Come funzionava il sistema di gioco illecito di Carlo Cattaneo, arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Anno zero’

Giovedì scorso, nell’ambito dell’operazione ‘Anno zero’, in esecuzione di un decreto di arresto emesso dalla D.D.A. di Palermo, i Carabinieri del R.O.S e del Comando Provinciale di Trapani e della Polizia di Stato sono stati arrestati 22 presunti affiliati alle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna.

Le accuse nei confronti degli indagati sono stati di vario tipo e riguardavano soprattutto l’associazione mafiosa, l’estorsione, la detenzione di armi, il danneggiamento e altri. Tra gli arrestati c’era anche Matteo Messina Denaro, capo della provincia mafiosa di Trapani che ha diretto le vaie articolazioni dell’organizzazione.

L’operazione è stata frutto di una serie di indagini, svolte dall’Arma dei Carabinieri, dalla Polizia di Stato e dalla D.I.A., sotto il coordinamento della Procura di Palermo, che hanno consentito di documentare il coinvolgimento di un imprenditore nel settore delle scommesse s dei giochi online.

Si tratta di uno degli arrestati, Carlo Cattaneo, che secondo quanto riportato da Colonnello Lopane, dirigente della sezione D.I.A di Trapani ad AGIMEG, ha gestito una rete di agenzie, all’interno della quale c’erano siti legali e illegali. Lopane ha spiegato inoltre, che esistono concessionari di gioco online che si avvalgono di operatori per affilare le agenzie tipo internet point, in cui il giocatore può registrarsi sui siti e giocare online.

Nel corso delle indagini è stato rivelato come le attività di scommesse sportive online illegali hano finanziato Matteo Messina Denaro. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli periodicamente individua e oscura i siti illegali, tuttavia molti di questi riaprono, semplicemente dopo aver cambiato il nome.

I siti coinvolti nell’operazione ‘Anno Zero’ facevano parte del marchio ’17 nero’. Sono siti .com che non sono registrati nel registro italiano e quindi non è possibile individuare il loro titolare. Secondo quanto riporta Collonello Lopane l’operazione proseguirà e saranno svolte ulteriori indagini per individuare quali sono le agenzie che utilizzavano questo tipo di siti.

Inoltre, Carlo Cattaneo, che risponde al reato di concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe stretto un accordo con la Mafia, assicurandosi la protezione per le sue agenzie. La Mafia favoriva l’apertura dei punti vendita nell’area della periferia palermitana, e in cambi ha chiesto favori in termini di reclutamento, così come la possibilità di collocare agenzie vicino all’organizzazione e soldi.

Cattaneo racconta del sistema ’17 nero’

Secondo le indagini svolte dalla D.I.A., avvalendosi dell’appoggio della famiglia Messina Denaro, Cattaneo ha realizzato una vasta rete di agenzie di gioco in cui ha diffuso e gestito i suoi siti illegali. Si tratta di ingenti somme di denaro generati da questi siti, che in parte erano destinati alla mafia.

Il sistema funzionava su due piani – uno legale o attraverso le agenzie a marchio certficato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Betlanand, e un altro illegale attraverso i siti .com. Grazie a questi siti, Cattaneo ha quotato le scommesse sportive a condizioni più favorevoli per i clineti, rispetto alle piattaforme .it, in totale evasione fiscale.

Il banner per accedere a tali siti era invisibile e solo gli operatori sapevano dove cliccare per accedere a uno dei siti .com di Cattaneo. Ecco perché i gestori non avevano paura di controlli dell’ADM o della polizia e proponevano le piattaforme .com solo ai clienti più fidati, è quanto apprendiamo da Tp24.

Inoltre, i pagamenti verso i siti venivano effettuati tramite le carte dell’istituto di credito inglese Skrill, su cui era possibile versare denaro o effettuare prelievi allo sportello. Le carte consentivano anche il trasferimento di soldi da una carta all’altra utilizzato l’indirizzo e’mail collegato al conto-madre Skrill.

Oggi sul portale Tp24, è stato pubblicata una conversazione che si è svolta il 9 gennaio 2018 tra Cattaneo e Arianna, che l’imprenditore avrebbe dovuto assumere come promoter. Il dialogo rivela importanti particolarità sulle modalità in cui è stata creata la rete. Alla domanda di Arianna se Betland e suo, Cattaneo risponde:

No… c’è un’azienda che ha creato Betaland. Poi io con delle persone, che lavoriamo da tanto tempo assieme, ci siamo presi una quota…di Betaland. Ok? Queste persone, che sono io e dei ragazzi di Catania, ci siamo divisi le zone. Io mi occupo di questa zona, loro si occupano di quella zona di Catania…” […] All’inizio è nata che in Italia non poteva stare, ok? Per l’estero ha avuto un exploit enorme, ma io avevo diciotto anni e poi è finita, cioè è andata giù come sito, non era granchè. Basta, tutto qua. Io poi ho iniziato a fare il mio lavoro, mi sono aperto un’agenzia personale, poi ne ho aperto un’altra. E ho detto… io questo ho. E ne ho aperte un bel po’. Poi mi sono creato il mio marchio… ho fatto il mio marchio, eccetera. Onestamente ho fatto bene con il mio marchio 17 NERO”. E, agenzia dopo agenzia, ha cominciato a proporlo. […] E quindi l’azienda che mi dava a me il sito dice ‘guarda che bravo Carlo’. E ne ho fatte tipo venti, trenta, quaranta, poi cinquanta. Poi mi sono fatto il mio largo… Capito come funziona?

Venerdì scorso è stato annunciato che Betaland, proprietà di Oia Services Ltd e titolare di concessione AAMS ha deciso di risolvere qualsiasi rapporto contrattuale con Carlo Cattaneo. In una nota della società, Betaland ha spiegato che opera con la massima trasparenza e nel pieno rispetto delle norme. In aggiunta, il concessionario ha spiegato che il sospetto era in possesso dell’art.88 T.U.L.P.S. che viene rilasciato solo dopo un attento e approfondito esame da parte dell’Autorità competente..

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