Perché Italia non è stata presente all’incontro dei regolatori di gioco europei a Birmingham?

L’11 aprile, i regolatori del gioco d’azzardo di Austria, Francia, Portogallo, Spagna e del Regno Unito si sono incontrati a Birmingham, ciò è stato annunciato da ARJEL la settimana scorsa. L’annuncio del regolatore francese non ha contenuto molti dettagli circa la riunione, tuttavia una cosa è certa, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non è stata presente all’incontro e non è chiaro il motivo per cui il nostro paese non ha partecipato.

Nel breve comunicato stampa di ARJEL sono stati citati i seguenti argomenti su cui si è discusso all’incontro: lo stato dei mercati nazionali dei regolatori presenti, l’identificazione del gioco problematico, la standardizzazione a sostegno della supervisione del gioco d’azzardo online, i loot box, lo skin betting e il match-fixing. Inoltre è stato annunciato che il prossimo incontro dei regolatori europei si terrà a Parigi nell’ottobre del 2018.

Un fatto interessante è che nel recente passato l’Austria e il Regno Unito sono stati tra le giurisdizioni che hanno manifestato il proprio interesse a unirsi al progetto della liquidità condivisa del poker online. Il Regno Unito ha partecipato alle trattative, tuttavia si è ritirato a causa del Brexit.

Va ricordato che il primo accordo per la realizzazione del progetto è stato siglato dai regolatori di Francia, Portogallo, Spagna e Italia. Anche se la liquidità condivisa non è stata tra gli argomenti citati da ARJEL, è molto strato perché tra tutte le suddette giurisdizioni all’incontro dei regolatori europei è mancata la nostra.

In una recente analisi su GiocoNews, il presidente dell’associazione dei concessionari di gioco online LOGICO Moreno Masco ha commentato che Italia da promotrice della liquidità condivisa è diventata causa del suo rallentamento.

Italia da promotrice diventa causa del rallentamento della liquidità condivisa

Il nostro paese potrebbe diventare l’ultimo tra i quattro paesi che hanno siglato il primo accordo, a lanciare tavoli condivisi. La Francia e la Spagna sono state le prime ad aver pubblicato gli standard tecnici e si sono dimostrate di essere pronte a lanciare le partite condivise con PokerStars. Dopo diversi ritardi, lo scorso gennaio la rete PokerStars Europe ha ospitato i primi tavoli franco-spagnoli.

PokerStars è anche l’unico operatori di poker con licenza dal regolatore portoghese. Il Portogallo ha approvato gli standard tecnici a gennaio, tuttavia a causa di alcuni certificazioni software le partite condivise sarebbero state lanciate in una fase successiva. Si ritiene che l’integrazione della funzione Seat Me di PokerStars sia una delle ragioni principali del ritardato avvio della liquidità condivisa in Portogallo.

Secondo alcune voci, i giocatori italiani saranno in grado di giocare a tornei e sit’n’go condivisi a maggio, mentre i tavoli cash diventeranno disponibili in una fase successiva. Questa è solo una delle numerose notizie che sono state diffuse negli ultimi mesi sulla partecipazione di Italia nel progetto della liquidità condivisa.

Verso la fine di gennaio, il sottosegretario Pier Paolo Baretta ha detto che si stava conducendo una procedura di verifica, presumibilmente di natura tecnica, il cui completamento avrebbe consentito di continuare con le preparative per il lancio dei tavoli condivisi. Inoltre, secondo alcuni analisti, le elezioni 2018 sono stati un’altra causa del ritardo del lancio.

Dopo un periodo di mancanza di informazioni circa lo stato della suddetta procedura, a marzo Pier Paolo Baretta ha detto in un’intervista a GiocoNews, che Italia dovrebbe rispettare i termini dell’accordo della liquidità condivisa. Secondo il politico, la mancata implementazione del progetto potrebbe essere considerata una sorta di gaffe diplomatica e dimostrerebbe mancanza di rispetto verso i partner dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli dalla Francia (ARJEL), Spagna (DGOJ) e Portogallo (SRIJ).

Baretta ha inoltre detto ai media che sono stati completati i necessari controlli tecnici che avrebbero consentito all’Italia di aderire al progetto. In altre parole, dobbiamo aspettare che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblichi la normativa con gli standard tecnici per l’implementazione della liquidità condivisa all’interno in modo che gli operatori autorizzati possano unire i loro pool di giocatori nei paesi partecipanti.

Considerando tutto questo e il fatto che le autorità italiane non hanno ancora pubblicato gli standard tecnici sulla liquidità condivisa, l’osservazione di Moreno Masco spiegherebbe in gran parte il fatto che siamo rimasti estranei all’incontro dei regolatori europei. Rimane solo aspettare gli eventuali progressi del progetto.

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