La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di Carlo Pagan contro la decisione del Riesame di Como

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Carlo Pagan, ex Amministratore Delegato di Casinò di Campione con la motivazione che nessuna condotta appropriata può essere identificata nella semplice violazione dell’obbligo di pagare una somma. Quest’ultimo, è stato accusato di peculato per il mancato versamento di 1,4 milioni di franchi svizzeri al Comune di Campione nel mese di dicembre del 2015.

Pagan è stato Amministratore delegato del Casinò Campione d’Italia a fine giugno quanto è stato approvato il bilancio 2016 e il dirigente è stato sostituito da ing. Marco Ambrosini. Verso la fine del 2017 è stato reso noto che la Procura di Como aveva contestato a Carlo Pagan il reato di falso in bilancio.

Le accuse sono state aggravate dal fatto che gli era stato contestato il peculato dopo una serie di perquisizioni e sequestri di documenti sia negli uffici del casinò, che nel comune e nelle case di Pagan e dell’ex segretario Gianpaolo Zarcone.

L’inchiesta era iniziata con una dichiarazione di Roberto Salmoiraghi, attuale sindaco di Campione, che nel febbraio del 2016 era ancora in opposizione. Sono stati indagati anche l’ex presidente e CdA della casa da gioco Massimo Ferracin, così come le consigliere Emanuela Radice e Antonella D’Aniello.

I giudici hanno considerato l’ipotesi accusatoria coerente con l’inchiesta che aveva evidenziato anomalie nella gestione finanziaria della casa da gioco, nonostante il ricorso presentato dall’avvocato d Pagan e Zarcone.

Secondo quanto riportato venerdì scorso da Agipronews, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione del Tribunale del Riesame di Como che lo scorso dicembre aveva confermato la serie di sequestri. Il procedimento riguarda l’appropriazione di 1,4 milioni di franchi svizzeri di introiti che dovevano essere versate dalla casa da gioco al Comune nel dicembre del 2015.

Secondo la Sesta sezione penale, la disposizione del tribunale non ha valutato la possibilità che le somme non versate non spettassero al Comune, considerando la questione irrilevante, commettendo così un errore giuridico. Tuttavia, per la Corte di Cassazione, l’obbligo di custodia dell’importo in questione, non presuppone l’altruità del bene, il che è un elemento fondamentale nella contestazione del reato di peculato.

La tensione tra sindacati e casinò

Oltre il ricorso di Carlo Pagan, il Casinò Campione d’Italia ha altri problemi da affrontare. Sempre venerdì scorso, è stato comunicato da GiocoNews, che la proprietà e i sindacati sono stati convocati in Regione il prossimo 19 aprile, per trattare in sede amministrativa il licenziamento collettivo di 156 dipendenti della casa da gioco.

I sindacati si incontreranno martedì per presentare una controproposta al fine di evitare il rischio degli esuberi. Giovedì scorso le organizzazioni sindacali hanno incontrato Salmoiraghi per fare il punto sulla situazione difficile in cui si trova la casa da gioco. Tutto questo in luce dell’istanza di fallimento che la Procura di Como ha presentato nei confronti della società e la delibera della Corte dei Conti di assegnare 60 giorni al Comune per ristabilire l’equilibrio finanziario.

Oggi, il notiziario ha comunicato che la Rsa ha chiesto al Casinò di pagare la restante quota della tredicesima del 2017, dopo averne versato solo la metà con un tranche a gennaio e un altro febbraio. Secondo quanto riportato dai sindacati, se entro 10 giorni (considerato dal 14 aprile 2018), la somma non viene versata, si procederà al recupero del credito in sede giudiziaria.

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