Perché il divieto alle pubblicità televisive sul gioco potrebbe risultare inefficiente

Quale uno dei più diffusi mezzi di comunicazione, la televisione è sempre stata preferita dagli esperti di marketing per le campagne pubblicitarie. Il gioco d’azzardo è un settore che non fa eccezione. Tuttavia, quale ogni prodotto che presenta qualche possibilità di coinvolgere le persone in comportamento problematico, le pubblicità sul gioco sono soggetti a diverse limitazioni in nome della tutela delle parti vulnerabili della popolazione.

Le regolamentazioni sul gioco d’azzardo in Italia

Nel mese di agosto lo scorso in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto relativo alle pubblicità sul gioco d’azzardo siglato da Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze e Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico.

Il documento vieta la trasmissione di questo tipo di spot dalle 7 alle 22 su canali nazionali e canali di carattere generalista, ad eccezione dei canali specializzati, dei media radiofonici, dei canali a pagamento e dei canali locali. Il divieto riguarda canali come quelli della Mediaset e Rai, così come a la Nove, La7, la Rete Capri e la TV8. Ai fini della tutela dei minori, la trasmissione di pubblicità relative al gioco d’azzardo sono assolutamente vietati sui canali rivolti ai bambini, tra cui Boing, Cartonito e Rai YoYo.

Per la violazione del divieto, il decreto prevede sanzioni tra 100.000€ e 150.000€ come stipulato nel decreto Balduzzi 2012.

Un altro fatto interessante è che in aprile 2017, la Commissione di Vigilianza Rai ha votato atto approvato dal M5S che stabilisce diversi punti di grande importanza relativi al rinnovo della concessione alla Rai di servizio pubblico. Uno di questi punti è stato il divieto delle pubblicità sul gioco. Risulta che il media si sia impegnato al contrasto alla ludopatia e di conseguenza gli spot televisivi relativi al gioco d’azzardo non saranno più trasmesse sulla Rai.

Le suddette restrizioni sono solo una parte delle numerose misure contro il gioco patologico che sono state discusse ultimamente ed è interessante vedere quale sarà il loro vero effetto. Nei seguenti paragrafi sarà esaminato questo tipo di limitazione in un altro paese in cui il mercato del gioco è regolamentato.

Il divieto alle pubblicità sul gioco d’azzardo nel Regno Unito

Secondo una ricerca di Nielsen, pubblicata la scorsa estate dal 2012 al 2015 gli operatori di gioco d’azzardo del Regno Unito hanno investito circa 500 milioni di sterline in campagne pubblicitarie televisive. Nel 2015, quasi 118,5 milioni di sterline sono stati spesi dalle società che offrono bingo, scommesse e opzioni di casinò, rispetto ai 1,2 milioni registrati nel 2012. Solo nei primi cinque mesi, le società hanno investito 51,4 milioni di sterline in spot televisivi.

Anche nel Regno Unito le pubblicità sul gioco hanno causato controversie per gli effetti negativi che potrebbero avere sulle parti vulnerabili della popolazione. I dati mostrano invece, che il numero delle denunce depositate presso l’Advertising Standards Authority è diminuito da 1.152 nel 2012 a 956 nel 2015.

In generale le pubblicità sul gioco non possono essere trasmessi prima delle ore 21:00. Tuttavia, esistono alcune eccezioni. Gli spot che commercializzano scommesse sportive possono essere visualizzati durante le trasmissioni di eventi sportivi, indipendentemente dell’ora in cui si svolgono questi eventi.

A maggio 2017, è stato annunciato che sarebbero state vietate le pubblicità sul gioco durante questo tipo di eventi prima delle 20:30 ai sensi del piano del governo per contrastare il gioco patologico. Il divieto copre promozioni televisivi, sponsorizzazioni o aggiornamenti sulle quote di scommesse. Eccezione fanno le corse di cavalli e di levrieri.

L’introduzione di un tale divieto televisivo ha i suoi sostenitori tra cui i funzionari chiave del paese, ma gli enti televisivi e gli operatori di gioco d’azzardo si sono dichiarati contro la potenziale attuazione di una tale misura. I risultati della revisione dei parlamentari dell’industria del gioco d’azzardo devono uscire questa primavera, quindi probabilmente presto sarà noto quale sarà il divieto vero e proprio.

Senza dubbio, le pubblicità sul gioco hanno qualche influenza sui giocatori, tuttavia non ci sono le prove concrete che c’è una relazione tra la crescente attività pubblicitaria e l’aumento dei casi di gioco patologico. Anzi, i componenti della Remote Gambling Association, basandosi sui risultti di una ricerca condotta dall’UK Department of Culture, Media, and Sport, credono che non ci sia bisogno di restrizioni sulla trasmissione.

In aggiunta, molto probabilmente gli enti televisivi saranno quelli che perderanno di più da un tale divieto e non gli operatori di gioco. Secondo uno studio di eMarketer, nel 2017 il 58% di tutti gli investimenti di pubblicità nei media saranno contribuiti dalle pubblicità digitali e i mobile media spenderanno il 36,6% del totale. Il loro contributo si raddoppierà entro il 2021.

Vale a dire che le restrizioni sulle pubblicità televisive relativi al gioco d’azzardo sono da una parte opportuni nella lotta con il gioco patologico, tuttavia potrebbero non essere sufficienti. Con lo sviluppo delle tecnologie, l’accento delle attività di marketing si sposta verso altri canali con ulteriore diffusione, quale il digital e il mobile. Sempre più aziende utilizzeranno diversi mezzi per la popolarizzare dei propri prodotti e ciò richiede un altro approccio da parte dei legislatori.

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